Arciano, ieri e oggi.

Il Comune chiama, le associazioni rispondono.  (31 ottobre 2013)

 

“RI-PULIAMO ARCIANO”  è il  logo dell’iniziativa promossa dall’amministrazione municipale di corso Garibaldi, per restituire il doveroso e dovuto decoro, ma anche e soprattutto la maggiore possibilità di fruizione culturale e sportivo-ricreativa del bosco ceduo, ricco di castagneti , che è tra i simboli naturalistici e paesaggistici, che meglio rappresentano i tratti  dell’identità e della storia cittadina, così come lo è per Mugnano del Cardinale, del cui patrimonio comunale è parte significativa. Un’area d’intenso e diffuso verde, caratterizzata da castagneti  -per lo più no-food,  soprattutto per ragioni  altimetriche, superando di poco i 600 metri. Una  quota, che non ne costituisce l’habitat propizio per garantire la normale e graduale maturazione dei frutti.

     E’ un’ area, che, pur non ospitando i preziosi  alberi del pane   -come la cultura popolare da sempre ha connotato i castagni dalla bianca infiorescenza, che possono raggiungere i 30 metri di altezza,  generosi  dispensatori di frutti ad eccellente valenza nutritiva e calorica-  fin dal  ‘700,  ha  assolto un importante e rilevante ruolo a supporto della gestione della Municipalità, le cui ricorse erano garantite dalle entrate dei periodici “tagli”, fatti eseguire a rotazione nelle sezioni, in cui era ripartito il bosco.  E  fino a sessanta anni fa,  il Monte Arciano  è stata un’importante  leva dell’economia sociale della  comunità, sostanzialmente rurale. Una leva d’economia pre-consumistica, correlata con la gratuità dell’esercizio degli usi civici,  in ordine al legnatico, funzionale sia all’eccellente attività artigianale della produzione di una variegata gamma di ceste e cestini, di largo consumo, specie nei mercati ortofrutticoli di Nola e Napoli, sia alla raccolta delle fascine, per alimentare i forni, utilizzati per la cottura del pane. 

   Erano i forni, di cui si servivano le  cinque o sei  botteghe, che esercitavano  la vendita di generi  alimentari del tempo, ma anche i forni  delle corti - ‘ e curtine – di  palazzi e comprensori di plurifamiliari  vani terranei della cosiddetta edilizia minore, negli storici e popolosi quartieri dei Vesuni e del Tuoro,  ed  utilizzati  per quel vero e proprio rito di sacra  coralità familiare, che si consumava nelle ore notturne e all’albeggiare per la cottura del  “ pane fatto in casa” in vari formati e pezzature; pane, che, appena sfornato,  si conservava, in  condizioni di fragrante  freschezza e gustosa  commestibilità  per non meno di dieci giorni  nelle caratteristiche e ben capienti madie, troneggianti nelle cucine ed   appena ripulite, dopo essere state utilizzate proprio per la  lavorazione a mano dell’impasto di farina, con tanto…olio di gomito e sudore. Un pane, quello venduto nelle botteghe come quello che le famiglie producevano in… proprio,  che si realizzava con farine di frumento e  di  grano germano o segale, ma anche di granoturco o mais, e relative combinazioni,  fatto “crescere”  con i fermenti di quel lievito naturale, che le famiglie - custodendolo gelosamente nella cavità di piatti e zuppiere di porcellana, con la copertura di panno di candido lino o lana-- si scambiavano nel segno dell’armoniosa  convivenza e del reciproco rispetto. 

   E “questo”  pane  era l’elemento centrale e fondamentale, talvolta unico, dell’alimentazione dell’epoca che fu. Per il  pane… bianco e le sue varianti, quali  conosciamo e consumiamo, bisognerà attendere gli anni   del secondo dopo-guerra  mondiale e le  navi della flotta statunitense - l’ United States Navy - che, approdando allo scalo nel porto di Napoli,  elargiranno  a flusso continuo e per anni  farina di ottima resa e selezionata nei vasti granai americani e canadesi, in attuazione del gigantesco  sistema di aiuti del  Piano-Marshall   per   “ “lItalia amica”, tra i capisaldi dell’Europa mediterranea ed occidentale. Ma questa é un’altrastoria.

    Ora sono mutate le funzioni del Monte Arciano, che  domina  – come compassata, ma  guardinga … sentinella protettiva - sul casello autostradale di Baiano  sull’’A-16  Napoli-Bari,  inaugurata negli anni  ’60,  conferendo al territorio il ruolo di snodo dell’importante asse di collegamento rapido, in direzione di Avellino e soprattutto dell’intera area metropolitana di Napoli, in parallelo con la Strada statale della 7-bis, ma anche  verso Salerno  e la portualità, che ne connota  il  sistema socio- economico. Una trasformazione, che, di fatto, rende quella di Arciano  un’area con tutti i requisiti e le caratteristiche di Parco naturalistico ed urbano, ad appena tre\quattro chilometri dai centri abitati di Baiano e Mugnano. Una destinazione, che le appartiene, costituendo l’unico elemento, per il quale Baiano è considerato Comune “parzialmente montano”, integrato nella più vasta area naturalistica protetta della Campania, qual è quella del Partenio.

  Parco naturalistico ed urbano   od  Oasi, se si vuole. Ma non è in ballo una questione nominalistica da dirimere, quanto  un  contenitore … da riempire di contenuti, considerato che  Arciano, appena … fuori casa, è già utilizzato come meta degli  amanti della montagna, degli spericolati appassionati di  ciclocross e degli escursionisti. E da alcuni anni, nel sito della “Casa forestale” - il cosiddetto Casone - interessata di recente da un buon intervento di restauro e ripristino funzionale, si realizzano i Campi estivi per le ragazze ed i ragazzi delle scuole elementari,  all’insegna dell’amore per la natura, con  tante attività ludico-sportive, animate  dai volontari della Pro Loco, ed un adeguato servizio-mensa. Una positiva iniziativa sociale da potenziare e migliorare, intrapresa quattro anni fa  dall’amministrazione  Mascheri, con il fattivo impegno dell’assessore Emanuele Litto  e che prosegue con l’amministrazione Montanaro.

   Il sito del Casone  è già area di verde attrezzato, anche per l’equitazione. E’ in embrione quello che potrebbe o  dovrebbe essere Arciano , bene comune da tutelare e valorizzare in tutti i suoi profili socio-naturalistici e di biodiversità. Un patrimonio, che, però, da qualche anno subisce l’oltraggio dell’abbandono di rifiuti indifferenziati, se non speciali e  ingombranti o pericolosi. Una condizione, che non può essere più tollerata. E così dal palazzo municipale è partito l’appello alle associazioni d’impegno civico e di volontariato locali. Ad essere “parti integranti del progetto Ri-puliamo Arciano”, a cui è dedicato l’intero mese di novembre. E la risposta affermativa c’è stata. Bisogna tradurla nei fatti.

 Il programma  prevede una serie di giornate, in cui i gruppi partecipanti all’iniziativa, procederanno a….Ri-pulire il bosco. A tutti, l’amministrazione comunale consegnerà il kit d’intervento, composto da una maglietta, guanti e buste biodegradabili di raccolta dei rifiuti. “L’obiettivo - ha dichiarato il sindaco Montanaro- è quello di garantire la sicurezza e la migliore agibilità dei percorsi e dei sentieri, ma anche di promuovere l’intervento dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania la ricognizione dello stato dei terreni del bosco, per verificarne l’integrità”.

     Sarà un novembre …speciale , quello che bussa alla porta,  per il bene comune rappresentato da Arciano, affidato al senso civico della comunità baianese.

 

   
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